“Blues notes in Alatri” L’anima del blues negli scatti di Mario Rota

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“Blues notes in Alatri” L’anima del blues negli scatti di Mario Rota
«Chi non ama il blues ha un buco nell’anima», si legge sul muro di un vecchio negozio di dischi del Mississippi. Il fotografo bergamasco Mario Rota, dal 19 luglio inaugurerà la personale Blues Shots. Nei suoi scatti si ripercorreranno le emozioni e i momenti salienti di concerti di musica blues. Nelle sue fotografie Rota ha immortalato il miracolo del blues, che gli afroamericani hanno regalato al mondo come dono meraviglioso capace di guarire l’anima. La stessa anima che, secondo una leggenda, Robert Johnson vendette al diavolo in cambio di una superba maestria nel colpire al cuore la gente col suo blues. Che ha dato voce alla rabbia e ha riempito di speranza la malinconia degli oppressi. Che canta di amori disperati, di whisky, di contrabbando, di dadi, di coltelli e chitarre suonate con colli di bottiglia. Che è un’infinita e struggente canzone d’amore: l’amore tradito, l’amore di una notte. Il blues è rabbia e dolcezza.

Fino al 21 luglio – Alatri – Festival Blues “Blue Notes in Alatri”.

Chi è Mario Rota
Classe 1967 e una laurea in archeologia alle spalle. Inizia a fotografare in modo assolutamente inconsapevole a 8 anni con una polaroid a sviluppo istantaneo, per poi passare alle reflex 35mm e medio formato affinando tecnica e visione. Tra il 1989 ed il 1994 partecipa come archeologo e documentarista a diverse spedizioni scientifiche in nord Africa, in Egitto, Sudan, Turchia e Grecia approfondendo l’uso della luce, la composizione e… l’arte di improvvisare in condizioni spesso impossibili. Da qui il suo approccio con la fotografia cambia e inizia a pensare che possa diventare una professione: negli anni successivi è impegnato nella riproduzione fotografica di beni storico artistici per conto di istituzioni pubbliche e private italiane ed estere. Ora lavora come fotografo freelance in ambito di eventi e cerimonie, del reportage e della cronaca, dell’architettura e del design
di interni e, ultimo ma non ultimo, nel campo del ritratto.
“Da sempre la mia ricerca personale è incentrata sulla trasposizione dei sentimenti che suscitano in me i volti dei luoghi, e degli objet trouvé attraverso quelli che definisco i “ritratti di paesaggio”, rigorosamente in bianco e nero per arrivare all’essenza di quanto voglio trasmettere, o i volti delle persone, in particolare dei musicisti”. Cerco di catturare l’essenza della mia immagine mentale dei luoghi, delle cose e delle persone la loro impermanenza e la loro vita, fissa e interiore.”. Una poetica che si riconosce nel concetto di “Mono No Aware” (Il Pathos delle Cose) l’estetica giapponese in cui la Bellezza è imperfetta, impermanente e incompleta.

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